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Architeuthis dux
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Il mwcacalamaro gigante (mwcqmwcgArchiteuthis dux mwcwSteenstrup, 1857) è un mwdacalamaro di acque profonde, unico rappresentante del suo mwdqgenere (mwdgmwdwArchiteuthis mweaSteenstrup, 1857) e della sua famiglia, gli Architeutidi (mweqArchiteuthidae mwegPfeffer, 1900).cite-ref-worms-2-0[2]cite-ref-0-3-0[3] Sebbene talvolta venga chiamato «piovra»cite-ref-4[4], tale termine è erroneo, perché esso indica più precisamente i mwhwpolpi.

I calamari giganti sono abitanti delle profondità oceaniche che possono raggiungere mwiqdimensioni ragguardevoli: si parla di dimensioni massime di 13 mwigmetri per le femmine e di 18 metri per i maschi, dalla mwiwpinna caudale fino all'estremità dei due lunghi tentacoli (essendo secondo per peso solamente al mwjacalamaro colossale, rimane comunque uno tra i più grandi organismi viventi). Il mwjqmantello, esclusi i tentacoli di circa 5 metri, è lungo circa 2 metri (più lungo nelle femmine, meno nei maschi).

Il 30 settembre 2004 i ricercatori del Museo Nazionale di Scienze del mwjwGiappone e dell'Associazione di Whale Watching delle mwkaOgasawara catturarono le prime immagini di un calamaro gigante vivo nel suo ambiente naturalecite-ref-0-3-1[3]. Alcune delle 556 fotografie vennero pubblicate un anno dopo. Successivamente, il 4 dicembre 2006, lo stesso team filmò per la prima volta un calamaro gigante vivocite-ref-5[5].

Contents

Pesca
Storia
Note

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Descrizione

Le clave tentacolari, come in tutti i mwoqDecapodiformes, sono suddivise in tre parti: carpo, mano e dattilo a partire da quella più prossimalecite-ref-6[6]cite-ref-7[7].

Caratteristica distintiva di questi cefalopodi è la disposizione delle ventose sulla clava tentacolare che è lunga e stretta: sulla mano vi sono quattro serie di ventose di cui le due file interne grandi, mentre sono piccole sulle due serie marginali; sul carpo invece vi sono 6-7 serie irregolari di piccole ventose alternate a tubercoli. Sul resto del tentacolo escluse le clave vi sono due serie di ventose alternate a cuscinetti su quasi tutta la lunghezza, che si diradano allontanandosi dalla clava. Non sono presenti mwqwfotofori né uncini sulle ventose; è presente il sacco dell'inchiostro. Le pinne sono relativamente piccole, arrotondate e subterminalicite-ref-fao-8-0[8].

Dimensioni

Sulla base dell'esame di 105 esemplari e dei becchi ritrovati all'interno dei mwuwcapodogli, non si conoscono mantelli più lunghi di mwva2,25 mcite-ref-oshea-9-0[9]. Compresa la testa e le braccia, ma escludendo i tentacoli, la lunghezza supera raramente i mwwq5 mcite-ref-oshea-9-1[9]. La lunghezza totale massima, misurata nello stato di rilassatezza mwxgmwxwpost mortem, è stimata a mwya10 m per le femmine e a mwyq13 m per i maschi, dalla pinna caudale fino all'estremità dei due lunghi tentacolicite-ref-oshea-9-2[9]. Il peso massimo viene stimato a mwzg150 kg per le femmine e a mwzw275 kg per i maschicite-ref-oshea-9-3[9].

Distribuzione e habitat

La specie pare avere mwbgdistribuzione cosmopolita anche se non nota nel dettaglio. Sembra però essere assente o raro dalle regioni tropicali e polaricite-ref-fao-8-1[8]. La presenza nel Mediterraneo è occasionale ed è stata confermata solo nel 2000 (Spagna meridionale);cite-ref-10[10] nei mari italiani il genere mwdwArchiteuthis non risulta presente.cite-ref-11[11]

L'habitat di questa specie è noto in maniera incompleta; le conoscenze in merito si basano soprattutto da quanto è possibile dedurre dalla biologia del mwfqcapodoglio, suo principale predatore. Si crede che la distribuzione batimetrica vada da 200 a 800/1000 metri di profondità, con un massimo di frequenza tra 400 e 600 metri. Pare che inoltre questa specie possa vivere sia nei pressi del fondale sia in acque aperte in corrispondenza di profondità molto elevatecite-ref-fao-8-2[8].

Biologia

Sembra che l'accrescimento di questa specie sia molto rapido e che le grandi dimensioni dell'adulto possano venir raggiunte in non oltre tre anni di vita. La longevità di mwiqA. dux pare che possa raggiungere i quattordici annicite-ref-fao-8-3[8].

Alimentazione

Studi recenti indicano che i calamari giganti si nutrano di pesci di mare profondo e di altre specie di calamari. Catturano la preda usando i due tentacoli, facendo presa su di essa con gli anelli di ventose posti alle loro estremità. In seguito la trasportano verso il potente becco e la straziano con la mwkaradula (una lingua munita di piccoli denti disposti in fila) prima che questa raggiunga l'mwkqesofago. Si crede che siano cacciatori solitari, dal momento che nelle reti da pesca sono stati catturati solo individui singolicite-ref-search-for-squid-12-0[12].

Tra le prede accertate vi sono mwlwmacruridi, mwmamwmqMacruronus novaezelandiae, mwmgmelù, mwmwmwnaHoplostethus atlanticus e altri cefalopodi come conspecifici e mwnqmwngNototodaruscite-ref-fao-8-4[8].

Riproduzione

Conosciamo poco sul ciclo riproduttivo del calamaro gigante. Si pensa che raggiunga la maturità sessuale a circa 3 anni; i maschi raggiungono la maturità sessuale a dimensioni inferiori delle femmine. Le femmine producono grandi quantità di mwpwuova, talvolta più di mwqa5 kg corrispondenti a più di un milione di singole uova, ognuna delle quali è lunga in media mwqq0,5-1,4 mm e larga mwqg0,3-0,7 mm. Si suppone che certe femmine possano produrre fino a 10 milioni di uova. Le femmine hanno un singolo mwqwovaio posto nel retro dell'estremità della cavità del mantello a cui sono collegati ovidotti contorti da cui le uova mature raggiungono le ghiandole ovidottali, per poi attraversare le ghiandole nidamentali. Come in altri calamari, queste ghiandole producono un materiale gelatinoso che tiene unite insieme le uova una volta deposte. Nei maschi, come nella maggior parte degli altri cefalopodi, l'unico mwratesticolo posteriore produce spermatozoi che si spostano attraverso un complesso sistema di ghiandole e vanno a formare le spermatofore. Questi vengono immagazzinati in un sacco allungato, o sacco di Needham, che termina nel mwrqpene, da cui vengono espulsi durante l'accoppiamento. Il pene, lungo più di 90 mwrgcentimetri, è situato all'interno del mantello e ne fuoriesce all'altezza della testa. Come gli spermatozoi vengano trasferiti alla massa di uova è dibattuto, dal momento che il calamaro gigante è privo dell'mwrwectocotile che molti altri cefalopodi utilizzano per la fecondazione. Sembra che vengano trasferiti in sacchi di spermatofore, detti spermatangi, che il maschio inietta nelle tessuto sottocutaneo della femmina. Questa ipotesi è sostenuta dal fatto che si sono trovate femmine con resti di spermatofore impiantate nelle braccia e nella testacite-ref-fao-8-5[8].

Dei piccoli post-larvali sono stati scoperti in superficie al largo delle acque della Nuova Zelanda, e vi sono in progetto dei piani per catturarne alcuni e mantenerli in un acquario, allo scopo di scoprire molte più cose sulla vita di queste creature.

Predatori

Il principale predatore degli adulti sono il mwuqcapodoglio e lo mwugsqualo della Groenlandia. I giovanili sono preda anche di mwuwpesci ossei come mwvamwvqAlepisaurus ferox e mwvgAphonopus carbocite-ref-fao-8-6[8].

Tassonomia

La tassonomia del genere mwxgArchiteuthis non è del tutto chiara. Al 2024 il principale database tassonomico sulla vita marina riporta una sola specie: mwxwA. duxcite-ref-worms-2-1[2]. Le varie classificazioni vanno da un massimo di otto specie a un minimo di una:

• mwzgArchiteuthis dux, «calamaro gigante dell'mwzwAtlantico»
• mw0qArchiteuthis hartingii
• mw1aArchiteuthis japonica
• mw1wArchiteuthis kirkii
• mw2gArchiteuthis martensi, «calamaro gigante del mw3aPacifico settentrionale»
• mw3gArchiteuthis physeteris
• mw4qArchiteuthis sanctipauli, «calamaro gigante meridionale»
• mw5aArchiteuthis stockii

Per distinguere le varie "specie" non è stata proposta nessuna base genetica o fisica, come evidenziano i nomi geografici - dei luoghi degli esemplari catturati - usati per descrivere alcune di esse.

Nel mw9aCatalogo FAO delle Specie di Cefalopodi del Mondo, C.F.E. Roper, M.J. Sweeney and C.F. Nauen scrisserocite-ref-fao-8-7[8]:

mw-g«Molte specie sono state attribuite all'unico genere della famiglia Architeuthidae, ma sono descritte in modo così inadeguato e sono così poco conosciute che la sistematica del gruppo è totalmente confusa».

In mw-aCephalopods: A World Guide (2000), Mark Norman scrissecite-ref-norman-13-0[13]:

mwaqi«Il numero di specie di calamari giganti non è noto, sebbene il consenso generale tra i ricercatori sia che vi siano almeno tre specie, una nell'oceano Atlantico (mwaqmArchiteuthis dux), una nell'oceano meridionale (mwaqqA. sanctipauli) e almeno una nell'oceano Pacifico settentrionale (mwaquA. martensi)».

Nel marzo 2013, i ricercatori dell'mwaqcUniversità di Copenaghen hanno suggerito che, sulla base di ricerche sul mwaqgDNA, esiste solo una specie:cite-ref-gilbert-14-0[14]

mwaq4«...ricercatori dell'Università di Copenaghen, guidati da un team internazionale, hanno scoperto che, indipendentemente dal luogo in cui si trovano, i favolosi animali sono così strettamente correlati a livello genetico da rappresentare un'unica popolazione globale, e quindi, nonostante le precedenti affermazioni del contrario, un'unica specie diffusa in tutto il mondo».

Pesca

Sebbene sia una cattura moderatamente frequente in alcune tipologie di pesca di alto fondale con mwarereti a strascico questa specie non ha mercato se non quello, molto limitato, per rifornire musei di storia naturale o istituzioni scientifiche. La carne di mwariA. dux contiene ioni mwarmammonio, accumulati per favorire il galleggiamento, e ha un pessimo sapore tanto da essere considerata non commestibile per l'uomocite-ref-fao-8-8[8].

Storia

I racconti di calamari giganti erano comuni tra i marinai fin dai tempi antichi e questi possono aver portato alla leggenda mwaronorvegese del mwarskraken, un mwarwmostro marino tentacolato, grande quanto un'isola, capace di ingolfare e affondare ogni nave. mwar0Japetus Steenstrup, il descrittore dellmwar4'mwar8Architeuthis, suggerì che un calamaro gigante fosse la specie descritta come monaco di mare dal re danese mwasaCristiano III nel 1550 circa. Anche l'esistenza della mwaselusca dei mwasiCaraibi e di mwasmScilla della mwasqmitologia greca può trarre origine dagli avvistamenti di calamari giganti. Si pensa che anche gli avvistamenti di altri mostri marini, come il mwasuserpente marino, possano essere stati interpretazioni erronee di incontri con calamari giganti.

Negli anni '50 del XIX secolo Steenstrup scrisse un gran numero di pagine sui calamari giganti. Utilizzò per primo il termine «mwas0Architeuthus» (questa è la grafia che utilizzò) in uno scritto del 1857. Un frammento di calamaro gigante venne raccolto dalla corvetta francese mwas4mwas8Alecton nel 1861 e, grazie a questo reperto, la comunità scientifica iniziò a interessarsi a questo genere. Tra il 1870 e il 1880 si arenarono molti calamari sulle coste di mwataTerranova. Si ricorda l'esemplare spiaggiatosi nella baia di Thimble Tickle il 2 novembre 1878: si riportò che il mantello era lungo 6,1 metri, un tentacolo 10,7 e che questa creatura pesasse 2,2 tonnellate. Nel 1873 un calamaro «attaccò» un ministro religioso e un ragazzo mentre erano su una barchetta nei pressi dell'isola di Bell, sempre a Terranova. Durante la fine del XIX secolo avvennero anche molti spiaggiamenti in mwateNuova Zelanda.

Sebbene degli spiaggiamenti continuino ad avvenire sporadicamente in tutto il mondo, non sono mai più stati così frequenti quanto quelli che avvennero a Terranova e in Nuova Zelanda nel XIX secolo. Non sappiamo il motivo per cui i calamari giganti cominciarono ad arenarsi sulle coste, ma forse la causa di tutto fu un'alterazione temporanea delle gelide acque profonde in cui vivevano. Molti scienziati che hanno studiato questi spiaggiamenti di massa ritengono che siano ciclici e prevedibili. La durata del tempo tra essi non è nota, ma lo specialista di mwatcArchiteuthis Frederick Aldrich ha stimato che sia di 90 anni. Aldrich utilizzò questo valore per predire correttamente gli spiaggiamenti, poco numerosi, per la verità, che avvennero tra il 1964 e il 1966.

La ricerca di un esemplare vivo di mwatkArchiteuthis consiste anche nel trovare i suoi piccoli, comprese le sue larve, vivi. Le larve ricordano moltissimo quelle di mwatomwatsNototodarus e di mwatwMoroteuthis, ma si distinguono da esse per la forma dell'attaccatura della testa al mantello, dalle ventose sui tentacoli e dal becco. Nel 2001 vennero filmate per la prima volta delle larve vive di calamaro gigante. Questo filmato venne mostrato in mwat4A caccia dei giganti: sulle tracce del calamaro gigante, su Discovery Channelcite-ref-15[15]. Fino al 2004 sono stati registrati quasi 600 esemplari di calamaro gigantecite-ref-16[16].

Le prime fotografie di un calamaro gigante vivo nel suo ambiente naturale vennero scattate il 30 settembre 2004 da mwaugTsunemi Kubodera (del Museo Nazionale di Scienze del Giappone) e da Kyoichi Mori (dell'Associazione di Whale Watching delle Ogasawara). I loro team lavorarono insieme per quasi due anni prima di raggiungere il loro obiettivo, utilizzando un peschereccio da cinque tonnellate con un equipaggio di soli due uomini. Le immagini vennero scattate nel corso del loro terzo viaggio in una zona di caccia di mwauocapodogli a 970 chilometri a sud di mwausTokyo, dove immersero a 900 metri di profondità un cavo con un'esca composta da calamari e gamberetti. Al cavo era collegata anche una macchina fotografica munita di flash. Quel giorno, dopo più di 20 tentativi, un calamaro gigante di 8 metri attaccò l'amo e vi rimase intrappolato con un mwauwtentacolo. La macchina fotografica scattò più di 500 foto prima che il calamaro riuscisse a liberarsi quattro ore dopo. Il tentacolo del calamaro, lungo 5,5 metri, rimase attaccato all'amo. Le successive analisi del mwau0DNA dimostrarono che si trattava di un calamaro gigante.

Il 27 settembre 2005 Kubodera e Mori pubblicarono le loro fotografie. La sequenza di foto, scattata a 900 metri di profondità al largo delle isole mwau8giapponesi di mwavaOgasawara, mostra il calamaro che si avvicina al cavo sommerso per poi attorcigliarcisi in «una palla di tentacoli». I ricercatori furono in grado di localizzare la presenza di questo calamaro seguendo da vicino gli spostamenti dei capodogli. Secondo Kubodera, «sapevamo che si nutrivano di calamari, e sapevamo quando e a quale profondità si immergevano, così utilizzammo questi animali per guidarci verso il calamaro». Kubodera e Mori riportarono le proprie osservazioni sulla rivista mwaveProceedings of the mwaviRoyal Society. Tra le altre cose, le osservazioni dimostrarono gli effettivi metodi di caccia degli mwavmArchiteuthis adulti, un argomento su cui erano state fatte molte speculazioni. Le fotografie mostrano che il calamaro presenta un atteggiamento di caccia aggressivo, tanto che un suo tentacolo rimane impigliato nella palla di uncini dell'esca. Questo smentisce la teoria che il calamaro gigante sia uno sbandato che si nutre di qualunque cosa gli capiti a tiro, muovendosi raramente per risparmiare energia. Sembra, invece, che questa specie abbia una tecnica di caccia molto più attiva.

Nel dicembre 2005 l'acquario di mwavkMelbourne, in mwavoAustralia, pagò mwavs100 000 mwavwdollari australiani (circa mwav090 000 euro) per il corpo intatto di un calamaro gigante, conservato in un gigantesco blocco di ghiaccio, catturato da alcuni pescatori al largo dell'mwav4Isola del Sud della mwav8Nuova Zelanda nel corso dello stesso annocite-ref-17[17]. Agli inizi del 2006 un altro calamaro gigante, chiamato in seguito «Archie», venne catturato al largo delle coste delle mwawqisole Falkland da un peschereccio a strascico. Era lungo 8,62 metri e venne inviato al mwawuMuseo di storia naturale di mwawyLondra per essere studiato e conservato. Venne messo in mostra il 1º marzo 2006 al mwawcCentro Darwincite-ref-18[18]cite-ref-19[19]. Il ritrovamento di un grosso esemplare completo è molto raro, dal momento che la maggior parte degli esemplari ritrovati si trova in pessime condizioni, poiché si tratta quasi sempre di animali arenatisi sulle spiagge già morti o dei resti ritrovati negli stomaci dei capodogli.

I ricercatori intrapresero un processo meticoloso per preservare il corpo. Venne trasportato in Inghilterra nel ghiaccio che si trovava a bordo del peschereccio; in seguito venne scongelato, operazione che durò quattro giorni. La difficoltà maggiore che venne incontrata fu che il sottile mantello impiegò più tempo dei tentacoli per scongelarsi. Per prevenire la mwaxedecomposizione di questi ultimi, gli scienziati li ricoprirono con pezzi di ghiaccio e immersero il mantello nell'acqua. In seguito iniettarono nel corpo una soluzione salina per impedire la putrefazione. La creatura si trova ora in mostra al Centro Darwin del Museo di storia naturale, dietro a una spessa lastra di vetro lunga 9 metri.

Il 4 dicembre 2006 Kubodera riuscì finalmente a filmare un calamaro gigante adulto nei pressi delle mwaxmisole Ogasawara, mwaxq1000 km a sud di mwaxuTokyo. Era una piccola femmina, lunga mwaxy3,5 m e del peso di mwaxc50 kg. Venne issata a bordo del battello di ricerca, ma morì nel corso dell'operazionecite-ref-20[20]. Nel 2007 un calamaro gigante attaccò un sottomarino di mwaxwGreenpeace che stava svolgendo una ricerca oceanografica in un canyon sottomarino nel mwax0mare di Beringcite-ref-21[21], reagendo con getti di inchiostro ai movimenti del sottomarino. L'attacco venne filmato e messo in rete nel 2014.

Nella cultura di massa

La natura elusiva del calamaro gigante e il suo aspetto terrificante hanno giocato un ruolo determinante nell'immaginazione umana, dalle antiche leggende del mwayqkraken, passando attraverso libri come mwayumwayyVentimila leghe sotto i mari, in cui l'equipaggio del sottomarino Nautilus si trova ad affrontare uno di questi temibili predatori degli abissi, fino ai moderni programmi di animazione televisiva.

In particolare, è molto comune l'immagine di un calamaro gigante in lotta con un capodoglio, sebbene il calamaro sia, in verità, una delle prede di questo cetaceo e non un suo combattente alla pari. Ad esempio, nel romanzo mwayomwaysLa favola della Trojka dei mwaywfratelli Strugatskij (1967), nel capitolo quinto, dedicato alle antiche leggende giapponesi sui cefalopodi, la piovra Spiridon (un calamaro gigante) narra della propria rivalità con il capodoglio:

«"Vero", disse Spiridon pensieroso. "Prendiamo il mio unico vecchio nemico personale, il capodoglio. Era albino e questa sua atipicità influiva fortemente sulle sue capacità intellettive. All’inizio si dichiarò signore di tutti i capodogli. Questo era un loro affare interno e non mi riguardava. Ma poi si dichiarò signore dei mari e girarono voci che avesse intenzione di proclamarsi signore dell’universo… A proposito, i tuoi compatrioti – intendo gli umani – ci credettero e lo riconobbero come l’incarnazione del male. Nell’oceano iniziarono a serpeggiare degli sgradevoli pettegolezzi, alcune tribù barbare, presagendo il caos, ebbero l’ardire d’intraprendere audaci attacchi, i capodogli iniziarono a comportarsi in modo provocatorio e io capii che dovevo intervenire. Sfidai l’albino a una disputa". La piovra rimase in silenzio, gli occhi socchiusi. "Aveva mascelle eccezionalmente possenti", disse infine. "Però la carne era tenera, dolce e non aveva bisogno di condimento… Mm, sì".»

(Arkadij e Boris Strugackij, La favola della Trojka, Ronzani, 2023, pp. 107-108)

Note

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Voci correlate

• Cefalopodi giganti mitologici:

• mwaoiKraken
• mwaoqLusca
• mwaoyCthulhu, una creatura aliena dall'aspetto simile a un cefalopode del racconto di mwaocH. P. Lovecraft mwaogmwaokIl richiamo di Cthulhu.
• L'mwaosOsservatore nell'acqua, una colossale creatura simile a un calamaro della mwaowmwao0Compagnia dell'Anello di mwao4J. R. R. Tolkien.

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Collegamenti esterni

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• citerefgbif(EN) Architeuthis dux, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.
• citerefitis(EN) Architeuthis dux, su ITIS.
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